La situazione da sovraindebitamento in cui versa la mia famiglia è diventata insostenibile

Due le soluzioni percorribili per uscire dall'attuale sovraindebitamento: interrompere i pagamenti o seguire le procedure previste dalla legge 3/2012


DOMANDA

Ho lavorato in proprio per oltre dieci anni come ditta individuale ed ho contratto una bella quantità di debiti con l’Agenzia delle entrate per circa 30mila euro, che comprendono sia tasse che contributi (miei) non versati: ho chiuso l’attività nel 2019 in concomitanza della nascita di mia figlia e dell’aggravarsi della mia salute. Soffro infatti di una malattia cronica degenerativa per la quale sono stata riconosciuta invalida totale con necessità di accompagno. Nel frattempo avevo contratto anche un debito bancario pari a 25 mila euro passato in mano nel 2021 ad una agenzia di recupero crediti.

Mio marito – con il quale siamo in separazione di beni e viviamo in affitto – ha dovuto lasciare il suo lavoro per farmi da caregiver ed occuparsi di me e di nostra figlia perché le spese per un assistente personale erano per noi insostenibili. Ad inizio 2022 ho ottenuto la pensione di invalidità con accompagno ed a giugno dello stesso anno ho ricevuto un’offerta di lavoro da una grande azienda che mi ha raggiunta tramite le categorie protette. Al momento prendo uno stipendio per un part time in telelavoro ed ho un contratto a tempo indeterminato, oltre alla pensione che continuo a ricevere dall’inps. Nel 2023, sotto consiglio di un avvocato, ho fatto richiesta per la rottamazione quater e sono riuscita a rottamare circa 24mila euro che sono scesi a 17mila euro. Ho iniziato a pagare i bollettini e la spesa ammonta a circa 300 euro mensili. Nel frattempo devo/dobbbiamo provvedere anche ai debiti di mio marito, che come accennavo prima, ha dovuto lasciare il suo lavoro da autonomo per occuparsi di me ed anche lui ha contratto debiti con banche (tutti sistemati con accordi interni con le stesse, che riprendono a rate), sia con agenzia delle entrate che ha provato anche a fargli un pignoramento: aveva trovato impiego da casa in un recupero crediti, inquadrato in un contratto a collaborazione. Dopo alcuni mesi ha lasciato l’impiego e fortunatamente solo quando i rapporti erano cessati gli è giunta la lettera di pignoramento che agenzia delle entrate faceva presso terzi, ovvero presso l’agenzia di recupero crediti che gli aveva fatto il contratto. Questo per farvi capire la situazione difficile in cui viviamo. Io sono arrivata al punto di avere difficoltà a pagare l’affitto e faccio uno sforzo enorme per pagare i suoi debiti più la mia rottamazione quater. Mio marito , cessato il recupero crediti, siamo riusciti a sistemarlo tramite la USL che grazie ad un progetto territoriale mi fornisce dei fondi ogni mese per poter pagare ogni mese un assistente e questo stesso assistente può essere anche un familiare che sia senza reddito. Pertanto al momento io ricevo i fondi di questo progetto e pago lui attraverso una busta paga ed un regolare contratto di lavoro come badante. Quello che vorrei capire è: io ho una situazione veramente deteriorata sia per quanto riguarda i debiti col fisco che il debito bancario (sono segnalata anche alla Banca d’Italia). Se io smettessi di pagare tutti i miei debiti e usassi le risorse che ho per pagare i debiti di mio marito, che comunque è in una situazione migliore della mia, cosa ne pensate e che cosa rischio avendo uno stipendio ed una pensione di invalidità? io sono rimasta invischiata in una situazione talmente grande per me che non credo riuscirò a venirne fuori mentre i debiti di mio marito sono molto più recenti e con la banche lui non ha problemi quindi può avere anche accesso al credito laddove riuscisse a rimanere regolare con tutti gli impegni presi che attualmente ha in corso. Non riusciamo più a sostenere tutte queste spese. Tralasciando valutazioni etiche e/o morali del tipo: hai usato i soldi, è giusto che tu li restituisca, ma guardando la questione da un mero punto di vista della convenienza, voi cosa mi consigliate di fare? Potrei smettere di pagare la rottamazione quater senza conseguenze? Noi non abbiamo proprietà né case, viviamo in affitto e giriamo con una utilitaria del 2007 intestata a mio marito e che mi serve per andare a fare le fisioterapie e quindi spererei che non fosse oggetto di pignoramento. Grazie per il tempo che mi avete dedicato.

RISPOSTA

L’indennità di invalidità e quelle di accompagnamento sono impignorabili: lo stipendio è pignorabile per un 10% da Agenzia delle Entrate Riscossione (AdER, ex Equitalia) e per un 20% dagli altri creditori ordinari (banche e finanziarie) per cui i conti sono presto fatti: da una parte abbiamo le rate dovute per la Definizione agevolata cosiddetta Rottamazione Quater e per il rimborso dei prestiti ottenuti da banche e/o Finanziarie, dall’altra la trattenuta mensile del 30% della retribuzione netta mensile per tutti i debiti di tipo esattoriale e per tutti i debiti di tipo ordinario.

Se il totale attualmente versato ogni mese per i debiti contratti è minore del 30% dello stipendio attualmente percepito grazie al lavoro in part time in telelavoro con contratto a tempo indeterminato, conviene interrompere tutti i pagamenti ed attendere la eventuali azioni esecutive dei creditori insoddisfatti che, al massimo, costeranno una trattenuta del 30% dallo stipendio.

In alternativa può tentare le procedure di esdebitazione previste dalla legge 3/2012 per la Composizione delle Crisi da Sovraindebitamento, che avrebbe buone chances di buon esito, considerando che la situazione debitoria attuale non è volontaria, ma dovuta a sfortunate vicende di vita.

Questo link consente di accedere al registro gestito dal Ministero della Giustizia dove è possibile reperire l’elenco degli organismi abilitati alla composizione della crisi da sovraindebitamento, nonché tutti i dati di contatto, per ottenere adeguata assistenza nella presentazione di un piano del consumatore presso il Tribunale territorialmente competente.

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14 Maggio 2024